Come il cavallo si orienta nell’ambiente

L’altro giorno, mentre leggevo un articolo sulla psicologia equina, mi sono imbattuto in un testo che parlava di come il cavallo riesce a rendersi conto di dove è e quali percorsi deve fare per andare da un posto ad un altro. La cosa è veramente molto interessante ed è per questo che ho deciso di scriverci un articolo e  farci un podcast.

Quasi 50 anni fa un neuroscienziato americano di nome John O’keefe scoprì delle cellule, che chiameremo cellule luogo, in inglese Place cells, che sono posizionate più o meno nell’area dell’ippocampo che è posizionata, a sua volta, nel lobo temporale. Queste cellule si attivano con una frequenza che dipende dal luogo dove si trova il cavallo in quel dato momento; quindi frequenza diversa posti diversi, e si attivano di nuovo con quella stessa frequenza, quando  il cavallo torna nello stesso luogo. Praticamente è come se funzionassero da marcatori spaziali.

Successivamente, nel 2005, due scienziati norvegesi, Edward and May Britt Moser scoprirono che oltre alle cellule luogo esistono anche delle cellule griglia, in inglese grid cells, che sono posizionate anch’esse nella zona dell’ippocampo ma  questa volta nella corteccia entorinale. I due scienziati scoprirono inoltre che mentre le cellule luogo si attivano quando il cavallo è in un certo luogo conosciuto, le cellule griglia si attivano in base ai luoghi conosciuti adiacenti, creando i possibili percorsi di collegamento.

In seguito Neil Burgess, professore di neuroscienze cognitive e computazionali presso l’university College di Londra, ha spiegato come funzionano queste cellule della griglia. Per comprendere il loro funzionamento possiamo immaginare  delle linee longitudinali e latitudinali all’interno di una mappa; quando l’animale si muove l’attività elettrica passa da una cellula all’altra tenendo traccia dei suoi movimenti e dove è sulla griglia e quindi nell’ambiente circostante. La conseguenza di ciò è che il cavallo sa sempre dov’è e dove sta andando, a prescindere da quanto l’ambiente esterno lo possa influenzare come, ad esempio, se è giorno, notte o se c’è la nebbia o se sta piovendo.Oppure se il percorso è completamente ricoperto da un manto nevoso.

Qualcuno di voi che è appassionato come me di trekking a cavallo avrà già sperimentato sicuramente questo fenomeno,  cioè quella sensazione che il cavallo sembra che sappia dove stiamo andando e dove siamo in quel momento, ma adesso almeno ne abbiamo la spiegazione scientifica e la prossima volta che, dubbiosi di quale strada prendere sentirete il cavallo che vi suggerisce una direzione, potrete affidarvi al suo sistema di GPS naturale!

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