Oggi desidero condividere l’importanza di essere positivi, progressivi e naturali quando interagiamo con i nostri cavalli. Questi tre principi sono fondamentali per costruire una relazione solida e armoniosa con il nostro animale, e comprenderne a fondo il significato può fare la differenza nel modo in cui comunichiamo e lavoriamo insieme.
L’importanza di essere positivi con il cavallo
Essere positivi significa trovare sempre qualcosa di buono in ciò che il cavallo ci offre. Quando il cavallo compie un’azione, nel 70% dei casi lo fa cercando di trovare una soluzione a ciò che gli stiamo chiedendo. Se non risponde come previsto, spesso è perché non ha capito la nostra richiesta o perché ha paura di eseguirla. Solo in una piccola percentuale di casi c’è una vera opposizione. È quindi fondamentale premiare ogni suo sforzo, ogni tentativo di avvicinarsi a ciò che desideriamo. Anche se non raggiunge immediatamente l’obiettivo, riconoscere il suo impegno rafforza la fiducia reciproca e motiva il cavallo a continuare a provare.
Terminare ogni sessione di lavoro mettendo in luce ciò che il cavallo ha fatto di positivo aiuta a creare un ambiente di apprendimento sereno e produttivo. Non importa quanto sia grande il progresso; ciò che conta è l’atteggiamento con cui affrontiamo il percorso insieme. Un approccio positivo non solo migliora la relazione con il cavallo, ma facilita anche il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Il percorso progressivo nell’apprendimento
Essere progressivi significa avanzare costantemente nel percorso di apprendimento, senza fermarsi ai primi successi. Come i bambini passano dalle elementari alle medie e poi alle superiori, anche i cavalli hanno bisogno di attraversare diversi stadi di formazione. Non possiamo aspettarci che raggiungano competenze avanzate senza aver consolidato le basi.
Nel programma Parelli, ad esempio, i primi quattro livelli sono fondamentali, ma spesso ci si accontenta di restare ai primi stadi. È importante non fermarsi, ma continuare a progredire, anche a piccoli passi. Portare il cavallo da un livello all’altro, incrementando leggermente le difficoltà, lo aiuta a sviluppare nuove abilità e a diventare più sicuro di sé.
Un cavallo più preparato rispetto al livello a cui lo utilizziamo è anche un cavallo più affidabile e sereno. Continuare a stimolarlo con nuove sfide gli permette di mantenere viva l’attenzione e l’interesse, evitando la monotonia e l’insorgenza di comportamenti indesiderati.
Pensare come un cavallo: l’essere naturali
Essere naturali significa entrare in empatia con il cavallo, rispettando la sua natura e il suo modo di pensare. Il cavallo non è una persona, e non dobbiamo umanizzarlo attribuendogli pensieri o emozioni umane. Questo riguarda non solo chi è troppo duro con i cavalli, ma anche chi tende a trattarli come fossero bambini.
Nel programma Parelli si enfatizza l’equilibrio tra amore e leadership. Troppo amore senza leadership può portare a mancanza di rispetto, mentre troppa leadership senza amore può generare paura. Dobbiamo quindi bilanciare questi due aspetti, comprendendo che il cavallo ha esigenze e modalità di interpretare il mondo diverse dalle nostre.
Pensare come un cavallo significa riconoscere i suoi schemi comportamentali, sia quelli innati che quelli appresi attraverso l’addestramento. Come afferma Pat Parelli, il cavallo non fa ciò che vogliamo, ma ciò per cui è programmato. Sta a noi guidarlo con rispetto e comprensione, utilizzando strumenti come la teoria dell’apprendimento.
La learning theory è essenziale per comprendere come il cavallo impara e per insegnargli efficacemente nuovi comportamenti. Studi hanno dimostrato che, nonostante molti cavalieri dichiarino di conoscerla, solo una minoranza la applica correttamente. Una delle nostre responsabilità principali è quindi pensare come un cavallo, il che ci permette di essere più naturali nel nostro approccio e di evitare false aspettative.
Esporre il cavallo a nuove esperienze
Esporre il cavallo a nuovi ambienti e situazioni fa parte dell’essere progressivi e naturali. Ad esempio, portare il cavallo in un luogo diverso può renderlo inizialmente agitato, ma è un’opportunità per farlo crescere e aumentare la sua confidenza. Molti proprietari evitano di portare il proprio cavallo a corsi o clinic per non stressarlo, ma in realtà è durante questi eventi che il cavallo può imparare di più e sviluppare sicurezza in sé stesso.
Uscire dalla zona di comfort è benefico sia per il cavallo che per noi. Anche se inizialmente può essere stressante, con il tempo il cavallo si abitua e diventa più tranquillo e rilassato. Nel mio lavoro ho spesso visto cavalli che, nonostante iniziali segnali di agitazione in nuovi ambienti, si sono rapidamente adattati e hanno mostrato miglioramenti straordinari.
Questo accade perché, esponendoli gradualmente a nuove esperienze, li aiutiamo a sviluppare resilienza e fiducia. È importante non evitare queste situazioni per paura di stressare il cavallo; al contrario, dovremmo vederle come opportunità di crescita reciproca. Così facendo, non solo miglioriamo come cavalieri, ma cresciamo anche come individui, sviluppando pazienza, comprensione e rispetto verso un animale così nobile e sensibile.
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Keep natural and stay tuned





Questo articolo mi è piaciuto perché sottolinea aspetti che nella routine si rischia di perdere. Direi che va tenuto a disposizione ed ogni tanto riletto