I principi dell’Horsemanship Parte 1 di 3

In questo articolo approfondisco la prima parte degli 8 principi dell’horsemanship. Gli 8 Principi furono coniati da Pat Parelli nel 1982 e sono i Pilastri Portanti di tutto il Programma Parelli. Comprendendo a fondo ciò che loro significano e rappresentano è una parte fondamentale della nostra crescita personale e non solo del modo che abbiamo nel relazionarsi con i cavalli. Fare propri questi principi non è affatto semplice perché richiede dedizione, determinazione e tempo. In una società come la nostra, in cui la velocità è uno dei tratti chiave e aspetti più caratteristici e pervasivi  nello svolgimento delle operazioni, negli spostamenti ed anche nelle relazioni sociali, pensare che dobbiamo rallentare ed anche fermarci, per tornare ad un livello più naturale, per raggiungere quella che Ray Hunt chiamava la True Unity, è quasi impensabile. Ma se vogliamo entrare nel mondo del cavallo dobbiamo accettare che in quel mondo la dimensione temporale non esiste, “gli uomini hanno l’orologio ma non il tempo ed i cavalli hanno il tempo ma non l’orologio”.  Vi riepilogo qui gli otto Principi e poi ne approfondiremo 3. Buona lettura ! 1.    L’Horsemanship è Naturale 2.    Non dare per scontato e non insegnare a dare per scontato 3.    La comunicazione avviene quando due o più individui condividono e comprendono la stessa idea 4.    Umani e Cavalli hanno rispettivamente 4 responsabilità 5.    L’atteggiamento improntato alla giustizia è quello più efficace 6.    Il linguaggio del corpo è Universale 7.    I cavalli insegnano alle persone e le persone insegnano ai cavalli 8.    Principi, scopi e tempo sono gli attrezzi per insegnare

#1 L’Horsemanship è Naturale

Il nostro connazionale Federico Caprilli diceva : “Prima regola di una buona equitazione: Ridurre, semplificare e anche…eliminare l’azione del cavaliere.” Usare ciò che madre natura ci ha fornito è quello che si intende per “essere Naturali”. Il nostro linguaggio del corpo, facilissimo da leggere per il cavallo, deve essere lo strumento primario con cui interagiamo con lui.

Anche quando conversiamo con altri esseri umani usiamo il nostro linguaggio del corpo. Uno dei primi studiosi ad interessarsi all’efficacia dei messaggi verbali è stato Albert Mehrabian  prof. Psicologia Sociale all’università di Los Angeles.  Lo studioso elaborò un sistema che analizzava il modello di comunicazione dividendolo in tre elementi: linguaggio del corpo, tono di voce e parole.  Dagli studi di Mehrabian si sono susseguite numerose ricerche che hanno formulato un’incredibile teoria, confermata in seguito anche dalle ricerche di altri studiosi,  la quale afferma che le parole hanno un’importanza solo del 7%. Il volume, tono e ritmo della voce hanno un’influenza del 38% e il restante 55% è il linguaggio del corpo.

Quindi il 93% del messaggio che vogliamo inviare alla persona con cui stiamo comunicando proviene dal nostro corpo e non dal significato delle nostre parole.

Di conseguenza imparare ad usare bene il nostro linguaggio del corpo, quando interagiamo con un cavallo, dovrebbe essere il nostro primo obiettivo. In realtà già lo usiamo, dobbiamo imparare solo a controllare quello che facciamo senza accorgercene. Per il cavallo leggere il nostro linguaggio del corpo è naturale ma lo è anche per noi usarlo. Solo che spesso ce ne dimentichiamo !

#2 Non dare per scontato e non insegnare a dare per scontato

Come esseri umani è abbastanza normale per noi dare per scontato. Diamo per scontato che stare intorno ad un cavallo sia sicuro e semplice, che ci rispetti e non voglia farci male. Una volta ho sentito dire ad una persona che se ti butti in terra davanti ad un cavallo in corsa lui non ti calpesterà!!

Diamo per scontato che se un cavallo è già stato cavalcato lo potrà essere di nuovo in qualsiasi circostanza. Se è stato bravo durante la sua prima passeggiata nei boschi lo sarà anche la seconda, la terza e così di seguito. Se non ha mai calciato umani o equini fino ad adesso non lo farà mai. Diamo per scontato che se un cavallo fa una cosa in una data situazione oggi, la farà anche la prossima volta. Diamo per scontato che i cavalli pensino come noi e che diano valore alle stesse cose a cui diamo valore noi.

Inoltre spesso, se non quasi sempre, siamo proprio noi ad insegnare al cavallo a dare per scontato, se durante una nostra passeggiata arrivati ad 1 Km da casa facciamo una galoppata per arrivare prima e questo lo ripetiamo per tre volte di seguito, avremo insegnato al cavallo a dare per scontato che arrivati vicino casa faremo una galoppata, causando in lui un comportamento che ci proporrà anche quando non la vorremo fare. Se diamo da mangiare sempre alle 6 di mattina e alle 5 di sera causeremo un bel po’ di stress se una volta saremo in ritardo rispetto al solito orario. Se ogni volta che liberiamo il cavallo dalla capezza lo lasciamo scappare via da noi insegneremo che quello è il comportamento da noi accettato e da lì a poco lo farà ogni volta che scioglieremo la capezza.

Involontariamente potremo arrivare al punto di far dare per scontato al cavallo che può pretendere il cibo da noi, che può travolgerci e che può mandarci via dal box o dal suo paddock. Sì perché ogni volta che siamo a contatto con il cavallo noi gli insegniamo cosa fare e cosa non fare.

Il programma Parelli insegna un insieme di buone abitudini per il cavaliere e per il cavallo in modo che possano diventare partner. Questo insieme di buone abitudini del cavallo e del cavaliere prende il nome di HorseManShip.

Non dare mai niente per scontato e non insegnare mai al cavallo a dare per scontato è una parte importante della nostra HorseManShip.

#3 La comunicazione avviene quando due o più individui condividono e comprendono la stessa idea

 

Imparare a capire cosa pensa e come funziona il suo mondo è il passo principale per poter stabilire una connessione con il nostro cavallo. Ciò ci darà modo di vedere il mondo attraverso i suoi occhi, dandoci l’opportunità di comprendere cosa fare nelle varie circostanze che ci troveremo ad affrontare con lui.

Comprendere prima l’idea del cavallo ci dà la possibilità di far sì che la nostra idea diventi la sua idea.

Spesso noi umani abbiamo delle “conversazioni” a senso unico. E questo non solo con il cavallo. Certe persone sono abituate a parlare per sentire la propria voce più che per trasmettere un concetto a chi ascolta. Quando avviamo una conversazione con un cavallo dobbiamo prima di tutto essere sicuri di “parlare” la sua lingua e poi che lui ci stia ascoltando. Ma ancora prima di iniziare a “parlare” dobbiamo imparare ad “ascoltare” e quando si tratta di cavalli “ascoltare” significa sentire non solo con il nostro udito; significa sentire con tutti noi stessi. Sentire con le nostre mani, con le nostre gambe, con le nostre anche, con tutto il nostro corpo e con la nostra percezione emotiva, la nostra empatia.

Non è una cosa che avviene in una notte, richiede tempo e forza di volontà lo sviluppo di queste capacità, non è facile, non è semplice ma il risultato è così appagante che ne sarà valsa la pena!  
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