I problemi che insorgono nei cavalli orfani

Una domanda ricorrente che mi è stata fatta anche recentemente è quella relativa ai comportamenti anomali che possono avere i cavalli che sono stati cresciuti da esseri umani

a causa della perdita della madre durante il parto o nei giorni seguenti.

 

Il motivo della domanda è che spesso nei cavalli orfani si riscontrano dei comportamenti poco naturali che li accomuna. E questi comportamenti a volte possono dare luogo a situazioni di pericolo che non sempre sono di facile gestione.

 

Per questo motivo ho deciso di approfondire l’argomento e andare oltre quella che fosse la mia personale e limitata esperienza. Tengo a precisare che l’esperienza in genere non può considerarsi tale se non è stata ripetuta nel tempo molte e molte volte. Perciò coloro che gli è capitato di crescere un cavallo orfano prima di dire che è giusto fare in un modo oppure è giusto fare in un altro sarà opportuno che riflettano sulla possibilità che la loro esperienza possa essere limitata e quindi non possa essere presa come esempio.

 

Per approfondire l’argomento ho fatto una serie di ricerche andando a recuperare pubblicazioni e ricerche scientifiche fatte principalmente da veterinari ricercatori ed esperienze derivate direttamente dagli allevamenti.

 

Comunque vi lascio qui sotto in descrizione i link ai vari documenti così che possiate leggerli e farvi una idea anche voi stessi.

 

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Ma adesso entriamo nel vivo dell’argomento

Ebbene sì i puledri allevati a mano dagli esseri umano possono sviluppare comportamenti indesiderati ed a volte pericolosi ma non necessariamente sono inevitabili o irreparabili.

 

Il problema alla base è il contatto sociale.

 

Ma per capire tutto ciò direi che bisogna partire dall’analisi di come cresce un puledro naturalmente per capire perché noi non riusciamo a dargli ciò che a lui serve veramente.

 

Il puledro nella sua crescita attraversa vari stadi in cui si sviluppano comportamenti e necessità diverse. Questi stadi sono 3 e adesso li vediamo uno per uno.

 

Nel primo stadio, chiamato della Dipendenza e che va dalla nascita al primo mese di vita, il puledro non si stacca praticamente mai dalla mamma e rimane, nella prima settimana di vita, entro il raggio di 5 metri per più del 99% del tempo.

L’attività di gioco è minima e si limita solo a qualche corsa e qualche sgroppata ed a volte a giocare con la coda, la criniera e le orecchie della madre che solitamente in questa fase si limita a tollerare in silenzio.

La maggior parte del tempo la passano a riposarsi per terra, sulla lettiera e nel fieno

 

 

 In questo periodo poi hanno il momento di picco della coprofagia, ovvero mangiano spesso le feci della madre per approvvigionarsi di alcune sostanze necessarie per la loro digestione e per l’accrescimento del loro sistema nervoso ed immunitario.

L’allattamento è molto frequente e si va dalle 4/5 volte all’ora per le 24 ore che compongono i giorni della prima settimana a circa 2/3 volte all’ora alla fine del primo mese di vita.

Ogni poppata dura da un minuto ad un minuto e mezzo.

Tanto per darvi un idea un puledro di una fattrice di 5 quintali e mezzo che alla nascita pesa 60 Kg beve 15 litri ogni 24 ore che aumentano di circa un litro a settimana fino ad arrivare intorno ai 20 litri.

 

Già in questo stadio capiamo quanto sia importante per il puledro trascorre del tempo con un cavallo che gli permetta di giocare con lui ed un pascolo dove siano presenti le feci di fattrice in allattamento da cui prendere i nutrienti necessari. La cosa migliore sarebbe trovare una femmina che ha perso il puledro e che gli possa fare da matrigna ma questo oltre a non essere spesso possibile è anche pericoloso perché non è facile trovare una femmina che accetti il piccolo senza esitazione e senza avere comportamenti minacciosi o aggressivi sopratutto nei primi momenti.

Non è una cosa da fare alla leggera e ci sono delle pratiche importanti da seguire per alzare le probabilità di successo. Ma non è il caso di parlarne adesso.

 

 

Nello stadio numero due, quello denominato della Socializzazione, che va fondamentalmente dal secondo al terzo mese di vita, il puledro comincia a lasciare più frequentemente il fianco della madre per esplorare e spesso interagire con gli altri membri del branco che a volte lo ignorano e a volte lo scacciano. Se poi ci sono altri puledri vengono a crearsi dei gruppi di gioco.

E’ interessante notare che le puledre tendono a giocare in maniera diversa dai puledri. Mentre le prime prediligono le corse, i salti e le sgroppate i secondi si impegnano maggiormente in giochi che simulano i combattimenti. Per esempio, nei gruppi di gioco, imparano a capire quali sono i limiti di ciò che possono fare nei confronti dei loro coetanei.

 

Questo è il periodo anche del grooming ovvero del grattarsi reciprocamente la criniera e il garrese ed anche qui con delle importanti differenze tra puledri femmine e puledri maschi. Le femmine grattano indifferentemente maschi o femmine mentre i maschi quasi mai fanno grooming con altri maschi. Salvo casi in cui non siano presenti altri puledri femmine.

 

In questo stadio possiamo notare anche un picco nel comportamento dello snapping in cui il cavallo muovendo la bocca in una maniera particolare, fa atto di sottomissione ad un altro cavallo del gruppo.

 

Siamo infine giunti all’ultimo stadio, il numero 3, quello della Indipendenza che va dai 4 mesi in poi. In questo stadio progressivamente il puledro perde i comportamenti da puledro ed acquisisce sempre più i comportamenti da cavallo. Già a 5 mesi di età passa la metà delle ore diurne al pascolo contro il 70 percento di un adulto ma continua a poppare due volte l’ora all’età di 6 mesi. Seppur i nutrienti della madre a questo punto non siano più rilevanti nella sua dieta. Però sembra che questo comportamento sia ancora una forma importante di interazione sociale con la madre.

E’ bene ricordare che in natura il puledro continua a poppare fino a che non viene svezzato dalla madre quando partorisce un nuovo puledro.

 

A questo punto abbiamo un quadro più completo di cosa farebbe un puledro che ha la fortuna di crescere con la madre in un ambiente sociale ottimale in cui siano presenti altri cavalli adulti con degli spazi condivisi e con accesso al pascolo durante l’intera giornata.

 

Ma pensiamo un attimo a
quali sono i problemi tipici dei cavalli che nascono e crescono
orfani con un essere umano a fargli da fattrice.

Principalmente questi
comportamenti sono due:

 

Il primo è la perdita del
senso di dimensione
della loro zona di fuga. Quella che viene chiamata Flight Zone e che
nelle prede è importantissima in quanto gli permette di allontanarsi
il prima possibile da una possibile minaccia

 

Il secondo è la perdita
della
consapevolezza dello
spazio personale dell’umano
con il puledro che sta letteralmente incollato a
noi

 

Purtroppo i puledri tendono
a giocare in
maniera pesante
sia con le madri sia con gli altri puledri ed anche con gli adulti. Ma mentre gli altri cavalli e
le madri, dopo il primo mese di età, rispondono spesso con minacce
ed anche con calci e morsi ai loro comportamenti bruschi, l’essere
umano non lo fa o per paura o per il senso di protezione tipico dei
mammiferi nei confronti dei cuccioli.

 

Ci sono diverse cose che
possono essere fatte per migliorare la situazione e le principali di
queste sono 3

 

La prima è lasciare che il
puledro si cibi il prima possibile da solo insegnandogli a prendere
il latte il prima possibile da un secchio anziché dal biberon tenuto
dall’umano. Sembra che anche un puledro di un paio di giorni possa
capire velocemente che deve prendere il latte da una ciotola.

In questa maniera evitiamo
che il nostro spazio sia continuamente violato nell’atto della
poppata per così tante volte al giorno.

 

La seconda è cominciare fin da subito tutti gli esercizi di cessione e di guida che ritroviamo
nei giochi numero 2 e 3 del programma Parelli. Quelli comunemente
chiamati gioco del porcospino e gioco di guida.

In questa maniera
stabiliremo un linguaggio di comunicazione che ci permetterà di
controllare i sui movimenti i suoi giochi e insegneremo meglio il
rispetto del nostro spazio.

Sembra che con i puledri più
che il rinforzo combinato con l’uso del cibo funzioni il rinforzo
positivo o combinato con l’uso di grattatine nei vari punti a lui
graditi.

 

E la terza è dare la
possibilità al puledro di socializzare e vivere il prima possibile
ed il più possibile con altri soggetti magari scelti tra quelli più
miti e gentili, che però gli permettano di sviluppare tutto il suo
bagaglio di esperienze, necessarie ad una più facile e profiqua
socializzazione nel suo futuro di giovane cavallo.

 

Ma qualcuno di voi si
potrebbe chiedere cosa fare se il puledro orfano ci arriva già in
età adulta con tutte le sue problematiche da orfano.

 

Ebbene il sistema è più o
meno lo stesso. Dobbiamo cercare di fargli vivere una vita sociale
più normale possibile in modo che siano principalmente gli altri
cavalli ad insegnargli il grosso delle nozioni necessarie alla
socializzazione ed infine noi dobbiamo stabilire prima di tutto un
protocollo di comunicazione, e questo lo possiamo fare usando tutte
le nozioni che impariamo attraverso l’equitazione naturale ed il
programma Parelli, e poi stabiliamo degli spazi e delle regole che
siano chiare, semplici e che ci permettano di portare avanti una
partnership importante anche con questi soggetti.

 

Sò già la domanda che a
qualcuno di voi gli sta nascendo.

 

Ma se io non ho la
possibilità di tenere il cavallo in branco con i suoi simili come
faccio a dargli la possibilità di riabilitarsi e riequilibrare i
suoi comportamenti sociali ?

Ma a questa domanda mi viene solo da rispondere con un’altra domanda.

Se io voglio fare la torta di mele ma non ho le mele come faccio ?

Posso provare a farla comunque ma sicuramente non sarà una torta di mele.

Perciò nel caso del puledro, partendo già da un soggetto deviato dalla sua naturale linea di crescita, dovrò ancor più ed ancor prima ristabilire una situazione più simile possibile a quella che gli è mancata. Impegnandosi a fondo per rinaturalizzarlo e consentirgli di ritrovare il suo equilibrio naturale.

 

 

Ed anche per oggi questa puntata finisce qui, spero di aver risposto a coloro che mi avevano chiesto di approfondire questo argomento e sopratutto spero di avervi fatto riflettere su quanto sia diverso il nostro mondo da quello del cavallo e perché è così difficile per noi comportarci in una maniera tale che i nostri cavalli ci percepiscano come compagni, amici, ma anche leader da rispettare in ogni situazione.

 

 

E con questo vi auguro una buona riflessione e ci vediamo la prossima volta.

 

Keep natural and stay tuned


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