Il gioco d’amici

Il gioco di amici non serve per far passare la paura di un oggetto al cavallo

E’ incredibile, non ce la
faccio, non riesco a mandarla giù sta cosa.

 

Ogni volta rimango sempre
meravigliato di quanto possa essere diffusa l’ idea che il primo
dei 7 giochi Parelli,

 

il gioco di amici, sia il
gioco che serve a far passare la paura di qualcosa al cavallo.

 

E la cosa che mi fa ancor
più incaaaaapucciare,

 

incappucciare si può dire
no !

 

E’ che anche figure che si
spacciano per etologi e guru dell’equitazione naturale

 

insegnano in giro che
addirittura il gioco di amici,

 

che ovviamente si guardano
bene da chiamare nella stessa maniera in cui lo chiama Parelli,

 

serve per desensibilizzare
il cavallo.

 

Desensibilizzare

 

Si avete capito bene

 

Desensibilizzare

 

Mi vien da piangere

 

Basta

 

Vado via

 

Ok NO

Per rispetto alla mia
community voglio affrontare questo argomento una volta per tutte.

 

O meglio ancora una volta
per tutte, perché ne ho già parlato in uno dei miei primi video

 

Almeno credo

 

Insomma in uno dei miei
video, ma non mi ricordo se era tra i primi

 

Comunque bando alle ciance
ed entriamo nel vivo della questione.

 

Una volta per tutte lo
voglio dire ancora.

 

Il gioco di amici non serve
e ripeto non serve principalmente a far passare la paura di qualcosa
al cavallo.

 

Si certo è uno degli
effetti che conosciamo e che spesso già di per se ci appaga dello
sforzo impiegato nel fare l’esercizio.

 

Ma questo potremmo definirlo
un effetto collaterale del gioco di amici e non l’effetto
principale.

 

Non è ciò per cui è nato
il gioco di amici.

 

Il gioco di amici, che
ripeto per l’ennesima volta è uno dei giochi fondamentali dei 7
giochi Parelli.

 

Potrei aggiungere che è
quello principale, infatti è il primo.

 

Non serve per far passare la
paura e neppure per desensibilizzare.

 

Al posto della parola
Desensibilizzare potremo usare anche altre parole che hanno lo stesso significato. Come ad esempio anestetizzare.

 

Ma noi non vogliamo proprio anestetizzare nulla nel cavallo.

 

Almeno noi che facciamo equitazione naturale.

 

Non possiamo prendere uno degli animali più sensibili della terra e anestetizzarlo perché non siamo capaci di gestire questa sua straordinaria qualità. Ed allora, vi starete chiedendo, a cosa serve questo benedetto gioco Ecco a voi la risposta, rullo di tamburi

 

Il gioco di amici serve per rendere il cavallo più coraggioso.

 

E lo fa in una maniera che spesso non siamo capaci di cogliere nell’istante, ma solo dopo molto tempo ne

raccogliamo i frutti. Vi voglio raccontare una

storia per farvi capire meglio quello di cui sto parlando.

 

Quando ero uno sbarbato,

 

un giorno me ne andai con
gli amici a fare una gita a Gardaland, parco giochi che sicuramente

molti di voi conosceranno, quel giorno preso dalla

curiosità e spinto dagli amici che volevano provare, decisi di salire sulle montagne russe. Che poi non ho mai capito perché si chiamano montagne russe. Ma tralasciamo i dettagli. Insomma, decido si salire e mi ricordo che ero veramente molto teso, avevo parlato con altri

ragazzi che lo avevano provato e mi avevano ,raccontato le peggio sensazioni, quello aveva vomitato,

 

l’altro non era riuscito ad aprire gli occhi per tutto il tempo.

 

Quando la carrozza in cui ero legato cominciò a muoversi e

 

realizzai che non sarei più potuto scendere cominciai a sentire

 

la paura crescere ma mi feci forza e mi dissi che dopo tutto era quasi impossibile

 

che accaddesse un incidente e quindi da lì a pochi minuti tutto sarebbe finito,

 

in una maniera o nell’altra.

 

Quando arrivai in cima alla rampa di lancio, la carrozza cominciò ad inclinarsi

 

e superò la linea dell’orizzonte e poi ancora più giù e poi l’accellerazione,

 

la sensazione di cadere e di staccarsi dal sedile a cui ero legato.

 

Terrore allo stato puro, cuore in gola, occhi fuori dalle orbite e poi una curva dietro l’altra

 

e dopo un po’ mi mancava il respiro e mi accorsi che mi mancava il respiro semplicemente perché non stavo respirando.

 

Non riuscivo a respirare.

Poi poco a poco realizzai che era quasi tutto finito e poi di colpo mi trovai al capolinea.

 

Era tutto davvero finito ed io non mi ricordavo neppure quello che era accaduto.

 

E quindi decisi di fare di nuovo la fila e, di fronte allo stupore dei miei amici salii nuovamente sulle

 

montagne russe per altre due volte.

 

Poi dovetti smettere perché mi minacciarono di ripartire senza di me.

 

Ma vi posso assicurare che la terza volta fu tutta un’altra storia.

 

Riuscii a vedere e ricordare tutto.

 

A guardarmi intorno, a vedere le faccie buffe di coloro che erano seduti intorno a me.

 

Assaporare l’accelerazione micidiale della caduta libera, il vento sulla faccia,

 

le curve paraboliche, la forza centrifuga che mi teneva incollato al sedile anche quando la gravità voleva farmi cadere

 

ed infine il panorama, non pensavo più a salvarmi ma semplicemente ad osservare cosa stava accadendo intorno a me

 

e dentro di me con lo stomaco che per tenerlo fermo dovevo irrigidire ogni volta i muscoli addominali.

 

Una cosa fantastica e divertente che al primo giro non avevo assolutamente assaporato.

 

Cosa centra tutto questo col gioco di amici ?

Centra, centra

 

Quando noi esponiamo a stimoli inusuali e dal punto di vista del cavallo terrificanti,

 

non facciamo altro che abituarlo non tanto all’oggetto,

 

all’animale o alla situazione ma alla gestione del suo stress.

 

Lo stress, come pochi sanno, non è tutto nocivo.

 

Uno stato di leggero stress causa una attenzione ed una percezione di ciò che ci circonda più accurata.

 

E’ come se lo stress, quello buono, ci permettesse di operare ad un livello di percezione amplificato.

 

Questo concetto è molto diffuso ed insegnato nell’aeronautica

 

dove il fattore umano è tenuto di gran conto del calcolo del coefficiente di

 

rischio di ogni situazione.

 

Ebbene esponendo il cavallo a stimoli ripetuti e via via sempre più intensi e stressanti

 

otteniamo non tanto che lui si abitua a ciò a cui noi lo stiamo

 

sottoponendo ma che lui comincia ad impratichirsi nella gestione del suo stato emotivo.

 

In poche parole sta diventado più coraggioso.

 

Vi ricordo che colui che è coraggioso ha paura ma riesce a gestirla

 

e ad usare quell’emozione in maniera positiva.

 

E così il cavallo che è abituato a gestire livelli di stress di vario genere diventa sempre più coraggioso

 

e riuscirà a gestire il suo stato anche in

 

situazione che non conosce affatto.

 

Si perché non è importante ciò che causa lo stress,

 

quello che rimane alla fine è comunque un livello di stress da gestire.

 

Per fare un esempio esplicativo e banale se io alleno il mio cavallo a gestire un livello di stress

 

diciamo in una scala da uno a dieci di 6 sarà sicuramente più sicuro

di un cavallo abituato a gestire livelli di stress assai più bassi.

 

E’ per questo che è importantissimo il gioco di amici.

 

Se riesco a farlo bene ottengo dei grandi vantaggi in cambio.

 

Un cavallo più calmo, riflessivo e coraggioso anche di fronte a situazione o cose che non conosce.

 

Ho detto, se riesco a farlo bene, perché a dispetto di quello che può sembrare

 

non è affatto facile fare bene il gioco di amici.

 

Anzi diciamo che farlo bene è un casino.

 

Di certo non devo terrorizzare il cavallo con ogni tipo di oggetto.

Invece devo imparare a rendermi conto quando lo sto portando al limite della sua zona di comfort

 

e riportarlo indietro prima che sia troppo tardi, prima che smetta di pensare.

 

Un po’ come se mettessi il mio dito vicino alla fiamma ma tornassi indietro prima di bruciarmi

 

In questa maniera e ripetendo questo approccio e ritirata più e più volte otterrò che il cavallo imparerà a gestire quella situazione emotiva.

 

Non tanto la situazione esteriore, l’oggetto o l’ambiente di cui ha paura, ma la sua situazione emotiva.

 

E come per magia, proprio come capitò a me durante il terzo giro sulle montagne russe,

 

riuscirà a rimanere concentrato ed attento a tutto ciò che

 

lo circonda invece di fiondarsi a cercare la via di fuga dettata dall’istinto.

 

Riuscirà a rimanere calmo, connesso ed a rispondere a ciò che gli chiederò di fare.

 

Anche se la situazione lo porterebbe ad agire in maniera completamente diversa.

 

Ecco perché non si può dire che il gioco di amici desensibilizza il cavallo.

 

Adesso lo sapete.

 

Non avete più scuse.

 

Se sentite qualche guru della domenica affermare il contrario adesso gli potete spiegare perché sta dicendo una beeeeep

Keep natural and stay tuned


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