Le 7 cose da non fare quando giochiamo con il nostro cavallo

In tutti questi anni che ho passato ad insegnare equitazione naturale mi sono imbattuto spesso in persone poco esperte o 

anche assolutamente verdi, come si dice in gergo, che provavano a iniziare il loro percorso trovando non pochi problemi iniziali.

A dire il vero ciò è assolutamente normale; in realtà però ho trovato spesso gli stessi identici problemi anche in persone che invece erano anni che avevano a che fare coi cavalli in svariate maniere.

E le stesse identiche difficoltà le ho trovate a volte anche in figure professionali, istruttori e addestratori.

Certo magari non tutte e non allo stesso livello ma comunque tali da compromettere il lavoro svolto col cavallo che fosse ferrarlo, visitarlo, pulirlo o addestrarlo

Così ho deciso di parlarvi di quelle che secondo la mia esperienza sono le più ricorrenti.

Ma questo dopo la sigla

Le difficoltà che ho rilevato nella maggior parte dei casi sono 7, vediamole una alla volta e cerchiamo di capire come e perché ci impediscono di migliorare.

Difficoltà Numero uno
Smettiamo di chiedere quando il cavallo non fa quello che abbiamo chiesto


L’esempio più classico è quando, muovendo il cavallo da terra, gli chiediamo di andare nel circolo intorno a noi e lui , anziché iniziare a muoversi rimanendo alla distanza che abbiamo chiesto, entra col naso e la spalla verso di noi. Quello che vedo di solito è che lo studente si ferma e smette di chiedere di andare nel circolo.

Di solito smette di chiedere per due ragioni. O perché si mette a pensare cosa dovrebbe fare in quel frangente, se ha sbagliato qualcosa o se invece ha fatto tutto bene, e nel mentre che pensa ferma ogni azione che sta compiendo, oppure perché ha paura del cavallo che si sta avvicinando e della reazione che potrebbe avere continuando a chiedere ciò che stava chiedendo .

Ma, come risultato, quello che fa è proprio di insegnare al cavallo ad entrare con la spalla verso di lui.

I cavalli non sanno quello che è giusto o sbagliato, fino a che non glielo facciamo capire noi togliendo la pressione che stavamo mettendo e creando quindi una situazione di comodità proprio nell’attimo in cui loro fanno qualcosa.

In questi casi dobbiamo continuare a chiedere fino a che il cavallo non fa qualcosa che assomiglia anche solo un po’ a quello che stavamo chiedendo.

 

 

Difficoltà Numero due
Usiamo la voce

Il problema in realtà non è usare la voce in sé, la voce potremmo anche usarla. Il problema nasce quando la voce diventa un sostituto del nostro linguaggio del corpo o quando ci impedisce di concentrarci sulle azioni che realmente stiamo compiendo.

L’essere umano ormai da migliaia di anni usa prevalentemente la voce per comunicare coi suoi simili ed a poco a poco ha diminuito la sua capacità di usare il linguaggio del corpo. O meglio lo stiamo ancora usando ma non ce ne rendiamo conto se non in rare occasioni e spesso in maniera molto grossolana e superficiale.

Quando parliamo con un altro individuo in realtà la comunicazione avviene su due canali.

Il primo usa la voce per comprendere il significato del discorso, il secondo canale invece, che è completamente controllato dal nostro subconscio, usa il timbro della voce ed il linguaggio del corpo per dare una sua interpretazione a ciò che ci stiamo dicendo.

Quando usiamo la voce col cavallo si innesca lo stesso meccanismo e di conseguenza può accadere che con la voce e con la nostra intensione stiamo chiedendo una cosa ma col nostro linguaggio del corpo ne stiamo chiedendo un’altra o anche nessuna.

 

Nel programma Parelli viene consigliato vivamente di iniziare ad usare la voce solo dopo aver raggiunto il livello 3, in modo che il nostro linguaggio sia già abbastanza solido per non incorrere in questo problema.

Difficoltà Numero 3
Non realizziamo cosa stiamo facendo

Questa difficoltà è collegata a quella precedente ma spesso la troviamo anche senza il coinvolgimento della voce. Spesso mi capita di vedere quello che è l’errore più frequente quando si vuole mandare indietro un cavallo. Lo studente vuole mandare indietro il cavallo e nello stesso istante che comincia a chiedere va indietro lui.

Il problema è che quando noi andiamo indietro per il cavallo è un segnale che invece significa di andare avanti e venire verso di noi.

Quando faccio notare questo problema il più delle volte la risposta è che lo studente non se ne era neppure accorto.

Per renderlo consapevole in questi casi uso un semplice Hula Hoop messo per terra. Lo studente deve stare al suo interno ed ogni tanto controllare se è fuori. Così facendo si rende conto da solo quando si muove in maniera inopportuna.

Il problema del movimento inconsapevole è molto serio, quando comunichiamo coi nostri cavalli, perché è un po’ come se provassimo a parlare con un nostro amico che parla una lingua diversa dalla nostra con un sottofondo di una radio che trasmette un radiogiornale.

La nostra difficoltà di pronuncia delle parole è amplificata dal rumore di sottofondo del parlato emesso dalla radio. Il risultato è che probabilmente il nostro amico non ci comprenderà molto bene e noi saremo costretti a ripetere le frasi o alzare la voce.

Con il cavallo succede esattamente la stessa cosa perché non rendendoci conto dei movimenti superflui che facciamo andiamo ad inquinare i movimenti giusti e finiamo per farcirli di segnali che non hanno senso o che non sono inerenti all’esercizio che stiamo cercando di compiere.

Difficoltà numero 4
Non togliamo mai pressione

La pressione è quella che motiva il cavallo a fare qualcosa perché crea quel giusto grado di scomodità che lo invoglia a trovare una soluzione per tornare alla comodità precedente.

Ma cosa succede se noi non togliamo mai pressione ? Beh fondamentalmente possono succedere due cose.

O il cavallo inizia ad ignorare la nostra richiesta oppure diventa teso, nervoso ed in alcuni casi può anche andare in tilt attivando la parte istintiva del suo cervello, quella che noi Istruttori Parelli chiamiamo cervello destro, applicando ciò che madre natura gli ha insegnato a fare in questi casi: combatti o fuggi

Il caso classico è sempre sul gioco del circolo. Lo studente alza la mano sinistra per fare andare il cavallo a mano sinistra. La fase 1 è la mano alzata che indica la direzione da prendere perciò è tutto ok. Sta andando tutto bene. Il cavallo gira il naso a sinistra inizia a muoversi ed ecco che lo studente non abbassa la mano ma invece rimane con la mano alzata e gira insieme al cavallo.

In questo caso ci sono due errori. Il primo la mano non è stata abbassata. Il secondo lo studente continua a girare insieme al cavallo.

Dal canto suo, il cavallo, non capirà che ha fatto bene perché non c’è stato un termine alla pressione data dalla richiesta ed in più presto comincerà ad ignorare quella mano alzata perché è sempre presente ed esattamente come capita a noi con un suono o un odore persistente, dopo un po’ lo ignoriamo.

Altro esempio, questa volta da sella, l’uso delle gambe. Nel metodo Parelli la fase due per far partire il cavallo è data da un abbraccio con entrambe le gambe. Mentre la fase uno è semplicemente la nostra attivazione, data dalla contrazione dei glutei e da una posizione diciamo più impettita, come se volessimo diventare un po’ più alti nella sella.

Quello che si vede spesso è che, una volta giunti alla fase due, anche se il cavallo inizia a muoversi, le gambe dello studente non smettono di stringere il cavallo.

Tipico poi della monta tradizionale è quello di stringere con le gambe in maniera intermittente, per continuare a spingere il cavallo a mantenere l’andatura che sta già facendo.

Come risultato, quello che comunemente accade in questi casi, è ciò che è conosciuto come il fenomeno del cavallo sordo alla gamba.

In realtà non è il cavallo che è diventato sordo alla gamba, siamo noi che lo abbiamo fatto abituare ad uno stimolo continuo e ripetuto nel tempo fino a far sì che lo ignorasse completamente.

Fate una prova, se un vostro amico vi mette una mano sulla spalla la sentirete sicuramente, ma se poi non la toglie subito e neppure la muove o cambia la pressione che sta facendo sulla vostra spalla, dopo qualche tempo non la sentirete più, e vi accorgerete che c’era ancora solo quando la toglierà del tutto.

 

Difficoltà numero 5
Ci sentiamo impacciati e quindi rinunciamo ad usare l’attrezzatura

L’attrezzatura è una delle 7 chiavi del successo con i cavalli. Ma per essere efficaci nell’uso dell’attrezzatura bisogna imparare ad usarla.

Spesso mi capita di vedere lo studente alle prime esperienze con la corda e lo stick che, dopo un po’, stanco di avere entrambe le mani impegnate lascia lo stick in terra e continua ad usare solo la corda.

Oppure stanco di gestire una corda lunga sette metri passa ad usare la corda da tre metri e sessanta.

Il motivo è ovvio ma è altrettanto ovvio che non sforzandosi di usare un certo tipo di attrezzatura non impareremo mai ad usarla, e quando ne avremo bisogno….

Perché ne avremo bisogno !

Non saremo in grado di essere efficaci ed efficienti ed appariremo impacciati e goffi o peggio ancora ci metteremo nei guai.

 

Toccare con lo la punta dello string quella particolare zona del cavallo, senza andare oltre e toccare la zona dalla parte opposta, oppure ruotare lo stick facendo l’elicottero, quando facciamo il gioco di amici, senza rischiare di prendere il cavallo, noi o qualcuno nei paraggi sono solo due delle centinaia di cose che dobbiamo imparare a gestire.

Difficoltà numero 6
Diventiamo aggressivi quando le cose non vanno come dovrebbero

Quando giochiamo con un cavallo dobbiamo cercare di rimanere sempre concentrati senza giudicare.

Dobbiamo rimanere concentrati per essere presenti sul momento e cogliere anche i più piccoli segnali che il cavallo ed il nostro corpo ci trasmettono. Così da essere pronti a correggere la nostra postura o quella del cavallo, migliorare la nostra azione, accorgersi che la corda ci è andata tra i piedi oppure, se siamo in sella, che le nostre redini sono posizionate male, Che i nostri piedi si stanno muovendo senza senso o, se siamo in sella, che le nostre gambe sono rigide o addirittura che siamo in apnea e non stiamo respirando con regolarità da qualche minuto.

Tutte cose che possiamo tenere sotto controllo solo se siamo presenti nel momento e solo se evitiamo di cadere nel tranello del giudizio.

Dobbiamo prendere quello che accade e gentilmente rispondere nella maniera opportuna senza alterare le nostre emozioni, senza arrabbiarsi o modificare il nostro comportamento diventando più violenti, impulsivi e magari dare uno strattone alla corda o alle redini senza alcun motivo oppure fare una richiesta troppo audace e violenta senza che il cavallo ci abbia messo nella reale condizione di farla.

Il giusto bilanciamento tra azione e reazione tra richiesta e risposta dovrebbe essere il nostro obiettivo primario. Anche se inizialmente questo non ci consente di arrivare a compiere l’esercizio in maniera corretta.

Dobbiamo accontentarci e gradualmente migliorare, sia noi che il cavallo.

Prendiamoci il tempo che ci serve e non mettiamo pressione ne a noi stessi ne al cavallo. Piano piano, nel tempo, le cose andranno sempre meglio fino a diventare perfette.

Non sto dicendo che non dobbiamo essere progressivi e cercare di migliorarci, sto dicendo solo che dobbiamo essere felici di quello che noi ed il nostro cavallo stiamo riuscendo a fare e cercare nello stesso tempo di migliorare. Senza giudizio, solo accettando il risultato e cercando di migliorarlo la volta successiva.

Lo so questa forse è la parte più difficile ma è anche la parte che ci consente di andare avanti più velocemente se impariamo a gestirla.

Difficoltà numero 7
Smettiamo quando abbiamo finito il tempo e non quando dovremmo

Smettere quando è il momento giusto e non quando abbiamo finito il tempo a nostra disposizione o che avevamo pensato di dedicare all’attività col cavallo.

Non è importante muovere il cavallo per un ora o per due o per 45 minuti.

Dobbiamo imparare a fare un piano degli obiettivi che vogliamo raggiungere, ad esempio nell’arco di un mese, e poi nell’arco di una settimana e poi nell’arco di una sessione. Quindi prendiamo il cavallo e ci esercitiamo e quando abbiamo realizzato un piccolo miglioramento in due tre esercizi possiamo tranquillamente smettere.

Soprattutto dobbiamo cercare di smettere quando siamo felici di come stanno andando le cose e non continuare perché magari abbiamo ancora 15 minuti di tempo e vogliamo provare quell’altra cosa o migliorare ancora un esercizio già migliorato.

Finiremo, nella stragrande maggioranza dei casi, nel ciclo del “ci devo riuscire” che spesso porta a dover interrompere la sessione per mancanza di tempo con una sensazione di frustrazione per non aver raggiunto il nostro obiettivo.

Frustrazione che passeremo come emozione negativa al nostro cavallo che rimarrà in uno stato mentale non buono per la volta successiva.

Spesso questo lo vediamo quando la volta dopo andiamo a prendere il cavallo e lui si gira dall’altra parte oppure gira la testa per evitare di farsi mettere la capezza oppure fugge via da noi appena togliamo la capezza e potrei continuare ancora a lungo con questi esempi.

Sono tutti problemi che spesso sono risolvibili semplicemente pensando che la sessione di lavoro col nostro cavallo deve finire con una bella sensazione sia per noi ma soprattutto per lui.

 

E siamo giunti alla fine anche di questa puntata.

Spero che vi sia piaciuta e che abbiate trovato alcuni spunti di riflessione per migliorarvi come proprietari, come cavalieri e come futuri horsemen.

Se vi è piaciuta fatemelo sapere lasciando un mi piace o scrivendo un commento e noi come sempre ci risentiamo la prossima settimana .

 

Vi ricordo inoltre che se volete farmi qualche domanda o fare degli approfondimenti o riascoltare le vecchie puntate potete farlo andando sul nostro playground virtuale su matteonihorsemanship. Com oppure su equitazionenaturale.info

Keep natural and stay tuned


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