Come fare per migliorare il Rapporto con il proprio cavallo

Cosa è il rapporto per il cavallo e come migliorarlo

Cos’è il rapporto ? E come fare per migliorare il rapporto con il proprio  cavallo.

 

E’ una bella domanda. Come direbbe Pat Parelli “è una domanda breve che richiede una risposta lunga”.

 Penso che una delle cose principali che bisognerebbe fare quando si pensa a migliorare il rapporto con il proprio cavallo sia Innanzitutto rendersi conto che la misura del tempo, la sensazione del tempo è ben diversa per l’essere umano e per il cavallo.

Il cavallo vive il momento ma ha tutto il tempo che vuole, si dice: l’uomo ha l’orologio ma non il tempo mentre il cavallo hai il tempo ma non l’orologio.

Bisognerebbe cercare sempre di riflettere bene su quelle che sono le tempistiche che ci diamo noi e quelle che diamo al  cavallo per arrivare a un certo obiettivo.

Purtroppo noi siamo estremamente predatori in questo, quando vogliamo qualcosa la vogliamo in fretta, assolutamente, e vogliamo anche che ci venga bene.

Quindi tante volte compriamo il cavallo o comunque ci avviciniamo al mondo del cavallo per un obiettivo ben specifico che spesso e volentieri non ha nulla a che vedere con quello che è il rapporto con il cavallo.

Mi spiego meglio, magari una persona vuole entrare nel mondo del cavallo perché appassionata di film western o perché vuole fare il salto ostacoli, perché è bello l’ambiente, i vestiti, il fatto di arrivare primo ad una gara.

Tante volte uno vive un po’ nella favola di qualcosa e decide poi di avvicinarsi al mondo del cavallo perché in quella maniera riesce, o almeno pensa di riuscire, a far sì che quella favola diventi realtà.

Invece spesso c’è una grande delusione dietro oppure c’è una grande trasformazione di quello che era il progetto iniziale, il sogno iniziale, la favola iniziale.

Questo perché il mondo del cavallo è un mondo che è collegato al cavallo stesso. Cioè a quelle che sono le sue esigenze e a quella che è la sua vita.

Quello che è il suo habitat.

Ogni volta che noi modifichiamo questo Habitat, quelle che sono le sue priorità, creiamo sempre qualcosa che è più vicino al nostro mondo ma è più lontano dal mondo del cavallo.

Quindi arriviamo a un punto in cui per soddisfare i nostri bisogni  stravolgiamo completamente quello che è il modo di vivere del cavallo, e quello che otteniamo è un cavallo che spesso e volentieri  non è felice.

Poi cosa questo significhi e quali conseguenze porta probabilmente bisognerebbe trattarlo in un articolo a sé visto le innumerevoli patologie fisiche, mentali e comportamentali che ciò può implicare.

Sviluppare un rapporto con il cavallo vuol dire comprendere quali sono le sue priorità, rispettarle e fare in modo che il cavallo pensi a noi come un fornitore di tali priorità e non come un fornitore di pena, di stress, di scomodità.

Qualcheduno magari potrebbe anche pensare  che non c’è nulla di male a montare un cavallo in campo o in gara e fare qualche salto o fare qualche sliding-stop se preferisce la specialità del reining,  e non c’è nulla di male no!

Il problema è come ci si arriva a quello, il problema è cosa io brucio in cambio di ottenere quell’esercizio quella particolare cosa che voglio fare con il mio cavallo.

Posso fare la stessa cosa ma in una maniera, usando un percorso, un processo, ben diverso,  dove salvaguardo e proteggo sempre quelle che sono le priorità per il mio cavallo e dove cercherò delle soluzioni che non creino, assolutamente, nessun tipo di stress nel mio cavallo nel fare quello che io gli chiedo.

Ma questo può comportare e può essere una grande sfida  per tante persone perché come dicevo prima le persone vogliono tutto e subito e andare a modificare quelli che sono i propri piani, anche se solo temporaneamente, anche se solo in alcune loro parti, per noi è come se fosse una sconfitta.

Perché magari vediamo il nostro amico che  invece riesce a raggiungere il progetto, lo scopo, la favola, che si era designata a discapito del proprio cavallo.

Lui ci riesce, arriva magari sul podio, magari arriva a vincere la gara, magari arriva a essere apprezzato dai cavalieri che ha intorno perché è riuscito a fare quel tipo particolare di esercizio in una maniera sublime ma a discapito del benessere del suo cavallo.

Sì, esatto, perché una manovra può essere tecnicamente corretta anche qualora il cavallo mostri evidenti segnali di stress, ansia, angoscia, timore, dolore fisico ed a volte anche terrore.

Purtroppo in molte discipline le manovre non vengono valutate dai giudici di gara per come il cavallo riesce a fare quanto richiesto rimanendo calmo e rilassato e connesso con il cavaliere.

Nella stragrande maggioranza delle volte viene completamente ignorata  l’espressione del cavallo, è sufficiente  che lo Spin o lo Sliding-stop siano venuti bene o la sequenza di salti si sia conclusa con un netto.

Ignorando come il cavallo tiene gli occhi la testa o se ha la lingua di fuori o se ha la bocca aperta  o se è super contratto, se si vede il bianco dell’occhio.

Quelli sono segnali marginali per tantissimi giudici e regolamenti di Federazioni, e quindi, anche se ci sono dei buoni presupposti, tante volte non sono presupposti che poi vengono tradotti nella pratica.

Di conseguenza il messaggio che passa è che quel cavaliere che invece vuole proteggere il rapporto con il proprio cavallo e che vuole raggiungere determinati obiettivi salvaguardando la sua partnership è spesso additato come uno sprovveduto, una persona che non gli interessa realmente di vincere, che  non gli interessa realmente di fare bene agli occhi di tutti.

Dall’altra parte invece, chi sacrifica il proprio cavallo nel raggiungere l’obiettivo che vuole, è considerato bravo,  è considerata una persona determinata, una persona che sa quel che vuole.

Però non dobbiamo farci neppure trarre nell’inganno che l’agonismo sia tutto contro il benessere del cavallo e le passeggiate siano invece tutte rose e fiori.

Ci sono giudici e professionisti seri che lavorano con criterio e salvaguardando e tutelando la dignità del cavallo ed ho visto cavalieri che fanno solo passeggiate che torturano i propri cavalli, spesso senza neppure rendersene conto, con i peggiori sistemi di coercizione.

Convinti che non sia necessario prendere neppure una lezione di equitazione per cavalcare un cavallo nei boschi.

Ma è il nostro naturale egocentrismo che ci fa pensare in questa maniera, ed il risultato è un cavallo  teso e che spesso e volentieri sviluppa dei comportamenti estremamente complessi , a volte aggressivi,  a volte al limite dell’autismo.

Il ticchio di appoggio o il ballo dell’orso o digrignare i  denti, grattare con i denti nelle grate del  box,  sono tutti il risultato di un rapporto inesistente che non tiene di conto delle esigenze mentali, fisiche e emotive che un cavallo ha, a partire dalla impossibilità di socializzare con i suoi simili cosa che almeno in Italia è praticamente la regola nella quasi totalità dei maneggi tradizionali.

Ma torniamo al discorso iniziale: come faccio a migliorare il rapporto con il cavallo?

La risposta è una sola: studiando tanto e cercando di capire a fondo quelle che sono  veramente le esigenze del cavallo e quelle che sono le loro reali priorità senza cadere nel tranello di umanizzare il cavallo e pensare che con l’amore si ottiene tutto.

Purtroppo in più di un’occasione ho sentito persone dire frasi come:

  • “Il mio cavallo non mi ha calciato di proposito”
  • “Il mio cavallo non mi farà mai del male perché mi vuole bene”
  • “il mio cavallo non mi voleva mordere”
  • “il mio cavallo non mi voleva buttare di sotto”
  • “il mio cavallo non voleva realmente sgroppare così forte”

Dietro queste frasi, mi spiace dirlo,  c’è una assoluta ignoranza di come il cavallo pensa ed interagisce con gli altri esseri intorno a lui, predatori e non.

Se volete imparare realmente a stabilire un rapporto con il vostro cavallo che vi porti ad un livello inimmaginabile di sicurezza e divertimento con lui il mio consiglio è di studiare, leggere, fare corsi con istruttori qualificati che possano correggere le vostre abitudini sbagliate e vi possano consolidare e migliorare quelle buone e questo soprattutto e non solo quando siete in campo e state montando.

Sviluppare una buona partnership con il vostro cavallo significa imparare tante piccole abitudini in ogni nostro gesto.

Si perché non esiste un solo unico gesto che dobbiamo compiere.

È come vi avvicinate al vostro cavallo, come gli mettete la capezza, come lo spazzolate, come gli prendete i piedi per pulirli, come lo conducete alla lunghina, quanto tempo di qualità passate con lui ed ancora come montate in sella, come fate le vostre richieste, come usate le gambe o il vostro corpo e la lista può continuare a lungo.

Vedete, per il cavallo ogni cosa significa qualcosa e niente significa niente.

Cominciate a mettere la vostra attenzione sulle piccole cose quotidiane e i grandi cambiamenti arriveranno da soli.

Quello che nella Parelli Natural Horsemanship chiamiamo Undemanding Time è passare il tempo insieme al proprio cavallo facendo qualcosa che possa essere piacevole per entrambi.

E questo non necessariamente significa passare il tempo a brucare l’erba. Significa stare insieme senza che il nostro controllo e le nostre richieste siano continue ed ossessive come di solito lo sono.

E se pensate che voi non ne avete bisogno perché il rapporto con il vostro cavallo va alla grande dovete sapere che quasi sicuramente va alla grande perché lui ha fatto il 90% di strada verso di voi e voi solo il 10%, ma continuate a pensare che sia merito vostro !

Il rapporto è una cosa seria, non vi improvvisate, il cavallo è così lontano da noi come modo di interagire che basta un attimo per bruciare tutto quello che abbiamo fatto di buono fino a quel momento.

In questa foto scattata in Colorado nel 2014 durante uno dei miei corsi per diventare Istruttore Parelli, potete vedere JB, il cavallo che avevo noleggiato da un privato per il periodo del corso.

Con JB, dopo solo due settimane, ero riuscito a stabilire un rapporto così intenso che potevo permettermi di lasciarlo libero, con altri 30 cavalli intorno.

E lui fiducioso non solo stava con me tutto il tempo ma mi aspettava anche fuori della selleria mentre preparavo tutta il materiale che mi sarebbe servito nella sessione di gioco che avremmo avuto da lì a poco.

Have a great day with your horse

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