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Abstract
La giostra per cavalli viene spesso pubblicizzata come uno strumento in grado di far risparmiare tempo nella gestione quotidiana dei nostri amici cavalli. Un recente post sui social, che elencava con precisione i minuti risparmiati in attività come il riscaldamento, l’asciugatura e il defaticamento, ha sollevato una riflessione profonda: cosa significa davvero “risparmiare tempo” quando si parla del rapporto tra uomo e cavallo? Questo articolo analizza il significato implicito di questa scelta, esplorando il valore dei momenti di relazione che rischiano di essere sacrificati sull’altare dell’efficienza. Verranno approfonditi sia gli aspetti linguistici e culturali legati al termine “giostra”, sia le evidenze scientifiche relative al benessere fisico e psicologico dei cavalli coinvolti. Si discuterà inoltre del ruolo dell’ossitocina nella costruzione del legame uomo-cavallo e delle conseguenze di una gestione che privilegia la comodità rispetto alla relazione. Infine, si rifletterà su come l’uso della giostra, se sistematico e non contestualizzato, possa trasformarsi da semplice strumento a simbolo di una scelta più ampia sulla natura del nostro rapporto con il cavallo. L’obiettivo è fornire spunti di riflessione per chi desidera davvero costruire una relazione autentica e consapevole con il proprio cavallo, andando oltre la mera ottimizzazione dei tempi di gestione.
Quanto tempo risparmiamo con la giostra ?
L’altro giorno mi sono imbattuto in un post che, a prima vista, sembrava un contenuto informativo come tanti altri. Un elenco ordinato, con tanto di icone e frecce, di quanto tempo si risparmia usando una giostra per cavalli: un terzo d’ora al mese sul riscaldamento prima della monta, mezz’ora sull’asciugatura dopo la doccia, un’ora e mezza sul defaticamento dopo l’allenamento. E, come guizzo finale, la possibilità di occuparsi di altro, pulizia del box, preparazione del mangime, lavoro con un altro cavallo, mentre il primo gira da solo in cerchio.
Ho riletto il post due volte, non perché non l’avessi capito, ma perché speravo di aver frainteso il tono. Non l’avevo frainteso. Era esattamente quello che sembrava: un vademecum per gestire un cavallo spendendo il meno tempo possibile insieme a lui.
E qui la domanda che mi sono fatto non riguarda la giostra in sé, che come strumento ha una sua storia e anche dei contesti in cui può avere senso. La domanda riguarda quello che stiamo dicendo, implicitamente, quando presentiamo come un vantaggio il fatto di aver bisogno di meno tempo con il nostro cavallo.
Il tempo “risparmiato”: una questione di priorità nella relazione con il cavallo
Il concetto di “risparmio di tempo” nella gestione del cavallo, come proposto in molti post e articoli informativi, merita una riflessione attenta. Quando si elencano i minuti guadagnati affidando il riscaldamento, l’asciugatura o il defaticamento a una giostra, si rischia di trasmettere un messaggio sottile ma potente: il tempo trascorso con il cavallo è un costo da minimizzare, non un valore da coltivare. In realtà, questi momenti rappresentano molto più che semplici passaggi tecnici. Sono occasioni preziose di relazione, durante le quali il cavallo e la persona possono imparare a conoscersi, a leggere i reciproci segnali e a costruire una fiducia che va ben oltre la mera esecuzione di esercizi.
La narrazione che vede la giostra come soluzione ideale per “liberare” il proprietario da incombenze, permettendogli di occuparsi di altre attività mentre il cavallo gira da solo, riflette una visione utilitaristica della gestione. Si dimentica che, spesso, la qualità del rapporto si costruisce proprio nei tempi apparentemente morti: quei minuti in cui si cammina insieme, si aspetta che il cavallo si asciughi o si recupera fiato dopo l’allenamento.
Questi momenti, se vissuti con consapevolezza, diventano la base di una relazione solida e duratura. Privare il cavallo e noi stessi di queste occasioni significa rinunciare a una parte fondamentale dell’esperienza di convivenza e collaborazione. La domanda da porsi, quindi, non è solo quanto tempo si risparmia, ma quale valore si perde scegliendo la via più rapida e impersonale.

Il significato nascosto delle parole: perché si chiama “giostra”
La scelta del termine “giostra” per indicare questo strumento non è casuale e rivela molto dell’approccio culturale che spesso si adotta nei confronti dei cavalli. Una giostra, nell’immaginario collettivo, è un’attrazione da fiera: un oggetto che gira sempre nello stesso senso, a velocità costante, senza una meta reale e senza interazione con chi vi si trova sopra. Per un bambino, può essere un momento di divertimento; per un cavallo, diventa invece un’attività ripetitiva, solitaria e priva di stimoli relazionali.
Non si tratta solo di una questione linguistica. Chiamare questo strumento “giostra” invece che “percorso di movimento assistito” o con un termine più tecnico, sottolinea l’aspetto ricreativo per l’uomo e quello passivo per il cavallo. Il cavallo viene “parcheggiato” nella giostra, lasciato a girare in modo automatico, mentre il proprietario si dedica ad altro.
Questo tipo di approccio rischia di ridurre il cavallo a un oggetto da gestire in modo efficiente, piuttosto che a un compagno con cui condividere esperienze e costruire un rapporto. Il linguaggio che scegliamo per descrivere le nostre pratiche non è mai neutro: riflette e, allo stesso tempo, plasma il nostro modo di vedere e vivere la relazione con il cavallo.
Riconoscere il peso delle parole è il primo passo per interrogarsi sulle scelte quotidiane e sulle conseguenze che esse hanno non solo sull’efficienza della gestione, ma soprattutto sulla qualità della relazione.
Cosa perdiamo davvero: il valore dei “tempi morti” nella relazione
Soffermiamoci su ciò che viene presentato come “tempo recuperato” grazie alla giostra: riscaldamento, asciugatura, defaticamento. Sono tutte attività che, nella loro apparente semplicità, rappresentano momenti di vicinanza fisica e mentale tra cavallo e persona. Spesso vissuti in silenzio, senza un obiettivo tecnico preciso, questi minuti sono il terreno fertile su cui cresce la fiducia reciproca.
Nel mondo dell’horsemanship, si parla spesso di “tempo di relazione”: quei momenti in cui non si chiede nulla al cavallo, ma si è semplicemente presenti, disponibili a osservare e a lasciarsi osservare. È proprio in questi spazi che il cavallo impara a leggere il nostro linguaggio corporeo, a riconoscere le nostre intenzioni e a rispondere con disponibilità, non solo con obbedienza.
Eliminare sistematicamente questi momenti, affidandoli a una macchina, significa privare la relazione di occasioni preziose per crescere e consolidarsi. Non si tratta di idealizzare ogni minuto trascorso insieme, ma di riconoscere che la qualità del rapporto si costruisce anche – e soprattutto – nei dettagli quotidiani, nei gesti ripetuti, nelle attese condivise.
Quando scegliamo la giostra per risparmiare tempo, dovremmo chiederci se stiamo davvero ottimizzando la gestione o se, invece, stiamo tagliando le radici stesse della relazione che desideriamo costruire con il nostro cavallo.
Cosa dice la scienza: benessere, stress e isolamento sociale
Le riflessioni personali trovano conferma anche nella letteratura scientifica. Una rassegna pubblicata sulla IAABC Foundation Journal sottolinea come manchi una solida base di ricerca a supporto dell’uso delle giostre per cavalli, soprattutto per quanto riguarda il benessere psicofisico degli animali coinvolti. Il rischio maggiore sembra riguardare proprio i proprietari meno esperti, che potrebbero non riconoscere i segnali di stress o disagio manifestati dal cavallo durante l’utilizzo della giostra.
Un aspetto particolarmente rilevante è il meccanismo su cui si basa il funzionamento della giostra: il cavallo viene spinto a muoversi da un pannello che lo “insegue”, attivando così il suo istinto di preda. Anche dopo millenni di addomesticamento, questo istinto rimane profondamente radicato e viene sollecitato ogni volta che il cavallo si trova a dover “scappare” da qualcosa che lo spinge da dietro.
C’è poi il tema dell’isolamento sociale. Numerosi studi hanno dimostrato che i cavalli privati del contatto con i loro simili o con le persone manifestano livelli di stress più elevati e comportamenti stereotipati. Basta un’ora al giorno di interazione sociale per ridurre significativamente questi segnali di disagio. La giostra, nella pratica quotidiana, tende invece a isolare il cavallo, lasciandolo solo a girare senza compagnia né stimoli relazionali.
Questi dati scientifici dovrebbero farci riflettere sull’impatto reale delle nostre scelte gestionali, andando oltre la semplice comodità e interrogandoci sulle conseguenze a lungo termine per il benessere dei nostri cavalli.

Ossitocina e legame: la chimica della relazione tra uomo e cavallo
Un filone di ricerca particolarmente interessante riguarda il ruolo dell’ossitocina, l’ormone dell’attaccamento, nella relazione tra uomo e cavallo. Studi recenti hanno dimostrato che il semplice stare vicini, accarezzare o spazzolare il cavallo, aumenta i livelli di ossitocina sia nell’animale che nella persona, senza un corrispondente aumento del cortisolo, l’ormone dello stress.
Questo significa che i momenti di contatto informale, spesso considerati “tempi morti” o poco produttivi, sono in realtà fondamentali per la costruzione di un legame di fiducia e collaborazione. Non si tratta solo di addestramento o di obbedienza, ma di attivare un meccanismo fisiologico che rafforza la relazione e rende il cavallo più disponibile e sereno nel rapporto con l’uomo.
Quando si sostituisce il riscaldamento a mano con la giostra, si perde l’occasione di stimolare questo processo biologico. Non è una questione di opinioni o di romanticismo, ma di dati oggettivi misurati in laboratorio. Ogni minuto passato insieme, senza la pressione di un obiettivo specifico, contribuisce a creare un clima di fiducia reciproca che si riflette poi in tutte le attività svolte insieme.
Scegliere la giostra come soluzione sistematica significa, quindi, rinunciare consapevolmente a uno degli strumenti più potenti che abbiamo per costruire una relazione autentica e soddisfacente con il nostro cavallo.
La vera domanda: strumento o sostituto della relazione?
Arriviamo così al nodo centrale della questione: qual è il vero ruolo della giostra nella gestione quotidiana del cavallo? Se viene utilizzata in modo occasionale, ad esempio su indicazione veterinaria durante un recupero da infortunio, può rappresentare uno strumento utile e sensato. Il problema nasce quando la giostra diventa il sostituto sistematico di tutte quelle attività che, oltre a essere funzionali, sono anche momenti di relazione e di crescita condivisa.
Trattare il cavallo come un “robot” che si accende, gira e si spegne senza il nostro coinvolgimento, e poi aspettarsi che si comporti come un compagno attento e disponibile nei momenti che contano, è una contraddizione di fondo. Il cavallo costruisce la sua rappresentazione di noi sulla base delle esperienze vissute insieme: se la maggior parte di queste esperienze è fatta di assenza, indifferenza o automatismo, non possiamo sorprenderci se il cavallo risponde con distacco o disinteresse.
La scelta di affidarsi alla giostra non è neutra: riflette una visione della relazione che privilegia la comodità sulla qualità, l’efficienza sulla presenza. Prima di adottare questa soluzione, dovremmo chiederci quale tipo di rapporto desideriamo davvero costruire con il nostro cavallo e se siamo disposti a investire il tempo necessario per renderlo possibile.
Cosa Portarci a Casa
La riflessione sull’uso della giostra per cavalli ci porta a interrogarci sul significato profondo del tempo trascorso insieme ai nostri animali. Se da un lato la tecnologia può offrire strumenti utili per ottimizzare la gestione, dall’altro rischia di impoverire la qualità della relazione se utilizzata come sostituto sistematico dei momenti di contatto e di condivisione.
Abbiamo visto come i minuti apparentemente “persi” in attività come il riscaldamento, l’asciugatura o il defaticamento siano in realtà occasioni preziose per costruire fiducia, comprensione reciproca e benessere psicofisico. Le evidenze scientifiche confermano che la presenza, il contatto e l’interazione sociale sono fondamentali per il benessere del cavallo e per la qualità del rapporto con l’uomo.
La vera domanda da porsi non è quanto tempo possiamo risparmiare, ma quale valore vogliamo dare al tempo trascorso con il nostro cavallo. Scegliere la giostra come strumento occasionale può essere sensato, ma farne un sostituto della relazione significa rinunciare a ciò che rende speciale il legame tra uomo e cavallo. Investire tempo nella relazione non è un costo, ma il fondamento di una convivenza autentica e soddisfacente.
Keep natural and stay tuned





Grazie Sergio, un articolo molto interessante. Grazie!