La responsabilità di crescere un puledro

Ricevo spesso messaggi e domande da proprietari di cavalli che dopo avermi spiegato il problema scopro siano principianti e con alle mani un puledro.

 

Oggi voglio parlarti
di come mai una simile situazione è assolutamente da sconsigliare.

Ma prima di tutto ti
voglio ricordare che sei hai qualche domanda da farmi me la puoi
inviare andando sul mio sito internet su matteonihorsemanship.com
oppure su equitazionenaturale.info entrando nella scheda Contatti.

Se la tua domanda
sarà di interesse comune potrai ricevere una risposta in una puntata
come questa oppure, se sarà una domanda troppo specifica ti
risponderò comunque per e-mail.

 

Prima di addentrarci
nell’argomento vi voglio parlare di un’altra cosa strettamente
legata alla prima.

Il concetto di
apprendimento.

L’apprendimento è
un concetto strettamente legato all’esperienza e alla esposizione
continua agli stessi stimoli. La crescita ed il miglioramento in
qualunque ambito, sembra che siano un processo naturale. Infatti in
natura tutto ciò che non cresce è destinato a morire precocemente.
Tuttavia sebbene la crescita è naturale e automatica il
miglioramento non lo è. Anzi sembra quasi che facciamo di tutto per
non migliorare e paradossalmente sprechiamo tempo ed energie per
impedirci di farlo.

Il cambiamento si
basa su un processo di apprendimento.

Potremmo dire che è
una condizione essenziale della sopravvivenza. E sia che si parli di
crescita personale che di imparare una lingua straniera o di
addestrare un cavallo, l’apprendimento passa sempre attraverso 4
fasi distinte.

La prima fase è
quella che potremmo definire dell’Ignoranza o della
incompetenza
inconsapevole
.

E’ la fase in cui
siamo ignoranti, nel senso che ignoriamo. Quindi non ci rendiamo
conto neppure di come accadono certi meccanismi. Semplicemente non ci
passa neppure per la testa che ci sia qualcosa di più di quello che
vediamo.

Nel caso specifico
del cavallo, mi vengono in mente le immagini tipiche dei film di
cowboy, in cui si sale e si parte a razzo con due gambate e gridando
come pazzi.

Lo scrittore
giapponese Miyamoto Musashi, nella sua opera Il libro dei 5 anelli
scritto intorno al 1645 diceva se ti concentri sull’albero non
vedrai la foresta.

Per farla breve è
la fase in cui non sappiamo di non sapere. E spesso è anche la fase
in cui rimaniamo più a lungo. E’ una fase statica dalla quale ci
muoviamo solo se una influenza esterna ci spinge a farlo.

Questo accade ad
esempio quando abbiamo un problema, cadiamo, ci facciamo male o più
semplicemente non riusciamo ad insegnare qualcosa di importante al
cavallo. Come ad esempio rallentare o restare immobile quando
saliamo, tanto per dirne solo un paio.

Quando questo
accade entriamo nella fase due, quella della
incompetenza
consapevole
.

 

Una delle citazioni
più famose del famoso filosofo greco Socrate recita così: “Io so
di non sapere.

 

Questa è la fase in
cui apriamo gli occhi. Spesso però accade che in questa fase ci
spaventiamo. Sì perché finalmente abbiamo aperto gli occhi ma
quello che vediamo non ci piace. Finalmente ci rendiamo conto che c’è
molto di più di quello che pensavamo.

La sensazione non è
bellissima perché di colpo ci sentiamo piccoli e indifesi e vorremmo
tornare subito nella nostra tana come un animale che si sente
minacciato. Vorremmo tornare nella nostra zona di comfort
rappresentata dalla nostra precedente ignoranza.

Ma se superiamo
questo primo momento di difficoltà ecco che cominciamo a crescere
veramente. E’ forse la fase più difficile da superare perché
richiede tempo, dedizione, sforzi e nel caso del cavallo anche di
prendersi qualche rischio. Quando si impara a camminare si sa che
quasi sicuramente cadremo. Si perché non è tutta solo teoria, anzi
è soprattutto pratica e la pratica richiede di provare e provare
include anche lo sbagliare.

Uscire dalla nostra
zona di comfort è difficile perché essa rappresenta lo spazio in
cui crediamo di avere tutto sotto controllo ed uscirne significa
perdere quel controllo ed imparare a fluire con il corso degli
eventi.

La zona di comfort
rappresenta infatti un campo certo, in cui si conoscono gli ostacoli
e gli elementi tra cui muoversi , ed è per questo che al suo interno
ci sentiamo più sereni e tranquilli.

Nel caso del
cavallo, la cosa migliore che possiamo fare, è cominciare ad uscire
dalla nostra Comfort Zone con una guida. Qualcuno che ci sappia
condurre attraverso le miliardi di nozioni che dobbiamo apprendere.

E che lo faccia in
una maniera priva di rischi, o comunque dove i rischi siano ridotti
ai minimi termini.

Solo così la nostra
crescita diventerà piacevole, almeno quel tanto che basta a
convincerci a continuare. E continuando arriveremo alla fase 3.

La fase della
competenza consapevole
dove conosciamo esattamente cosa fare e quando farlo. Ci siamo
esercitati tanto e adesso ne raccogliamo i frutti. Dobbiamo però
ancora sforzarci di rimanere concentrati.

In sostanza:
sappiamo cosa fare ma dobbiamo ancora pensare prima di fare. Dobbiamo
ancora concentrarci prima di riuscire a tirare fuori le nostre
abilità acquisite.

Fino ad un bel
giorno in cui come per magia tutto ci verrà naturale.

Siamo entrati nella
fase 4 quella della
competenza
inconsapevole
.

Siamo diventati cosi
abili che non ci rendiamo neppure conto che facciamo la cosa giusta
al momento giusto. E’ la fase delle abitudini, degli automatismi,
in cui non ci rendiamo più conto di avere una competenza.

Siamo nella fase in
cui riusciamo a mettere in pratica le nostre particolari competenze
senza nessuna intenzionale attenzione, al punto in cui se dovessimo
spiegare a qualcuno come funziona questa nuova abilità acquisita,
troveremmo anche delle difficoltà a farlo. Questa fase si acquisisce
con molta pratica.

 

Ma, nel caso dei
cavalli, come spesso ho già detto in precedenza, siamo di fronte a
degli animali super sensibili e che sono come dei fiocchi di neve:
tutti simili ma nessuno uguale. Perciò quello che funziona con un
soggetto non necessariamente funziona con un altro. 

 

Ecco che la ruota
della competenza ci torna di nuovo incontro e ripartiamo ancora una
volta con il rendersi conto che non sappiamo e che quindi dobbiamo
imparare, preferibilmente attingendo dall’esperienza di altri,
perché è più sicuro e più veloce.

Fino ad acquisire le
nuove competenze e diventare esperti e inconsapevolmente competenti
anche nelle nuove abilità necessarie per gestire il nuovo cavallo.

 

Ma torniamo
all’argomento iniziale di questa puntata. Perché è sconsigliabile
mettere insieme un giovane cavallo con un cavaliere inesperto.

Negli stati uniti,
dove I cavalieri e i cavalli inesperti vengono anche detti Verdi,
dicono: green and green makes black and blue.

Cioè cavaliere
inesperto insieme a cavallo inesperto fanno il colore del livido,
cioè il nero e il blue.

Ad indicare che le
probabilità che qualcuno dei due si faccia male sono assai alte.

Purtroppo ci sono
persone, più incoscienti di altre, che tendono a pensare che gli
incedenti possano accadere solo agli altri e certe persone spesso si
permettono anche di dare consigli, senza rendersi conto che stanno
giocando alla roulette russa con la testa di qualcun altro.

Prendere un puledro
o un giovane cavallo e pretendere di fare tutto da soli o con qualche
consiglio di un amico o peggio guardando qualche video su internet è
veramente da ignoranti. Nel senso buono del termine. Cioè da persone
che ignorano i rischi che andranno a correre o che faranno correre al
loro cavallo.

Per usare una
metafora è come attraversare un campo minato senza sapere che è
minato. Se va tutto bene non possiamo dire di essere dei super eroi
perché non sapevamo quello che stavamo facendo me se calpestiamo una
bomba e ci feriamo ecco che di colpo diventiamo terrorizzati perché
pensiamo che ad ogni passo falso ci possa essere un altro ordigno
pronto ad esplodere.

Educare ed
addestrare un giovane cavallo ritengo che sia una delle cose più
belle che un uomo possa fare nella propria vita.

Lo so sono di parte.

Ma per me è
veramente così.

Ma di rimando quel
giovane cavallo ci chiede di sbagliare il meno possibile perché lui
non si merita di farsi carico dei nostri errori e non si merita
neppure di farsi male a causa nostra.

Perciò
la prossima volta che sentite qualcuno che vi dice che vuole comprare
un puledro consigliategli di imparare le basi prima con un cavallo
già adulto e preparato e poi quando sarà sufficientemente esperto
potrà acquistare un puledro, ma continuando a farsi seguire anche
dopo l’acquisto da persone serie, professionali e preparate.

 

Purtroppo se
dovessimo iniziare a parlare di come selezionare persone di cavalli
serie, professionali e preparate non basterebbe un’altra puntata
intera. Vi basti pensare che negli stati uniti per poter aprire un
maneggio è obbligatorio fare 3 anni di università con indirizzo
Equine Manager. 

n Italia fino al giorno prima si gestiva un autolavaggio ed il giorno dopo si può aprire una scuola di equitazione. E non me ne vogliano le persone in ascolto che gestiscono gli autolavaggi. Il mio è solo un esempio avrei potuto usare qualsiasi altro tipo di lavoro.

Ma alla base c’è una visione estremamente semplicistica dell’animale cavallo e dell’equitazione in se sempre più vista come uno sport e non come un arte.

Se non sei un esperto e proprio muori dalla voglia di comprarti un cavallo, comprati un cavallo esperto con cui imparare.

Il principio numero 7 degli otto principi dell’Horseman dice:

I cavalieri insegnano ai cavalli e i cavalli insegnano ai cavalieri.

 

E siamo giunti alla fine anche di questa puntata, ti invito a farmi sapere se ti è piaciuta lasciando un commento, mettendo un like e se vuoi a condividerla sui tuoi profili social o in maniera analogica parlandone con i tuoi amici.

 

Un saluto

 

Keep natural and stay tuned


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